
Solo pochi giorni fa vedevo sigillarsi i cancelli del calcio giocato. Solo pochi giorni fa vi preannunciavo un’estate fitta di calcio parlato. Ma quel che mercoledì mattina ha scosso per l’ennesima volta i media sportivi era lungi dalla mia immaginazione.
Mi illudevo forse che con Calciopoli, cinque anni fa, l’Italia avesse toccato il fondo e che, da lì, non si potesse fare altro che risalire, lentamente, dolorosamente, ma risalire. Che dire? Mi sbagliavo.
Trent’anni dopo si torna a tutta forza a discutere di calcio-scommesse. Era il 1980 quando scoppiò il primo grande scandalo che coinvolse giocatori, dirigenti e società di Serie A e B, rei di aver truccato diverse partite di campionato attraverso scommesse clandestine. Coinvolte nella maxi inchiesta squadre della caratura di Milan e Lazio, per intenderci, con i rossoneri puniti con la retrocessione in cadette ria.
Ci risiamo. Oggi come allora. Sedici gli arresti disposti dalla procura di Cremona nella giornata di mercoledì. Uno su tutti, quello di Beppe Signori. “Chiedo pietà”, le prime parole dell’ex bomber della Lazio, individuato come perno del gruppo di scommettitori di Bologna.

Tra gli indagati spiccano senza dubbio i nomi di Cristiano Doni, capitano dell’Atalanta, e Stefano Bettarini. Al centro dell’uragano, per il momento, Serie B e Lega Pro, anche se le ombre dell’illecito rischiano di farsi strada tra i meandri della massima serie per via di intercettazioni quantomeno dubbie…
Non mi va di entrare nel dettaglio di un fenomeno che metterà, ancora una volta, l’Italia spalle al muro, deturpandone un’immagine di per sé assai compromessa. C’è chi, nel valutare o anche solo nel tentare di capire, mette sul piatto della bilancia il mancato pagamento degli stipendi ai giocatori

di serie B e Lega Pro, c’è chi adduce altre giustificazioni a un sistema assolutamente ingiustificabile e deprecabile, e c’è chi, come me, preferisce non esporsi.
È decisamente presto per trarre conclusioni. Ma, parafrasando Andrea Pirlo, interpellato sull’argomento dal ritiro della Nazionale, non posso che concludere così: E’ uno schifo!