Compiuti sedici anni il suo desiderio di specializzarsi e intraprendere la carriera stilistica, invece di scemare, diventava ogni giorno più forte. Così si era presentata dal sarto migliore della zona offrendogli il suo lavoro, ma venne rimandata a casa senza nemmeno essere tenuta in considerazione. Determinata più che mai, si era quindi recata da tal sarto ogni mattina, prima di andare a scuola, per un’intera settimana, alla fine spuntandola! Il sarto la prese per uno stage gratuito di 3 anni, duranti i quali, oltre a lavorare gratis, si sarebbe dovuta impegnare a frequentare le scuole serali e a conseguire ottimi risultati, condizione senza la quale poteva anche dire addio al suo apprendistato.La famiglia di Heather non era certo contenta. Soprattutto i genitori non concepivano che la figlia studiasse e lavorasse giorno e notte senza essere nemmeno pagata. Ma la ragazza, anche questa volta, non si arrese: era disposta persino a cibarsi il minimo indispensabile piuttosto di diventare una brava sarta e dimostrare al suo maestro, che la guardava sempre con diffidenza, di possedere del talento.
Sono stati anni molto duri. Solo per fare un esempio, basti pensare che in laboratorio doveva condividere l’uso delle forbici con un altro apprendista. Ricorda benissimo di quanto a lungo aveva discusso con il titolare per farsi dare un i soldi in modo da comprarne un paio professionali tutte sue. Ottenne ben 11,75 dollari, e con 11,50 riuscì ad acquistare le sue prime vere forbici da sarta, che ancora oggi conserva gelosamente in un cassetto del suo comodino.
La sua prima, importante soddisfazione arrivò dal suo stesso maestro. Un giorno, quando ormai era veramente pronta, infatti le disse: “My company is too small for you”, ammettendo senza troppi giri di parole che Heather aveva davvero un talento innato e che sarebbe stata in grado di fare grandi cose.
Ha cominciato a lavorare in proprio tra i diciotto e i diciannove anni. Non era ancora certa delle sue capacità, per cui, inizialmente, creava abiti solo alle persone che le portavano i tessuti. La fiducia che le dimostravano i clienti era per lei fondamentale, ma certo non le dava da mangiare! Quindi si manteneva conciando e cucendo ritagli di pelli di scarto che prendeva nei magazzini del porto, per crearne, cinture, borse e portafogli.
Acquisita un po' di dimestichezza – e sicurezza in se stessa – aveva quindi iniziato a disegnare e tingere personalmente i suoi tessuti, con ottimi risultati, tant’è che venne scoperta e lodata da una ricca signora del posto che le fece così tanta pubblicità da permetterle di presenziare sulle prime pagine dei giornali locali per mesi.
La definivano una ragazza innocente e creativa, ma non c'è dubbio che sia stata la determinazione a fare di lei la designer che è oggi.”Heather Jones ospite di Mondo Rosa Shokking:
Lo “stile caraibico” che caratterizza i tuoi abiti è molto originale e proprio per questo apprezzato a livello internazionale. Quali sono le fonti d’ispirazione?Ho voluto sempre valorizzare le mie origini, amo il luogo dove sono nata e sicuramente gli devo molto. Traggo ispirazione dalla passione, dalle movenze, dal calore e dalla sensualità delle donne caraibiche. Il mio è un lavoro di continua ricerca, per scovare ad esempio il tessuto migliore o la stampa più adatta. Non smetto mai di studiare...
C’è un riconoscimento ricevuto in veste di stilista che è stato per te davvero significativo?Come stilista ho ricevuto due premi molto importanti: il
Pret-à-Porter Award South America 2002 e il
Presidential Award Choconia Gold di Trinidad.
Non potrò mai scordare il Pret-à-Porter Award perché per partecipare al concorso ho speso tutti i miei soldi, rimanendo con 50 dollari in tasca per 10 giorni.
Pochi giorni fa hai partecipato all’evento Unconventional Wedding District al Just Cavalli di Milano con una bellissima ed estrosa linea di abiti da sposa.Com’è nata la collaborazione con Sabrina Gambato?Ho conosciuto Sabrina tramite un’amica comune che abita a Ginevra. Non c’eravamo mai incontrate di persona, ma abbiamo avuto modo di approfondire la nostra conoscenza durante il mio soggiorno milanese. Quando mi ha proposto di sfilare sulla passerella di UWD, a Milano, ero entusiasta, non ho esitato un secondo ad accettare, era davvero quello che desideravo! Ho sempre apprezzato gli eventi innovativi e non-convenzionali, quindi non volevo perdermi l'opportunità di essere presente a una kermesse così particolare.
Insieme a te hanno sfilato anche altri stilisti. Ce n’è uno che ti ha colpito particolarmente, per lo stile in generale o per un modello specifico? Perché?Lo stile di
Cedric Vernon Fahey mi affascina molto. E’ cosi sofisticato, adoro i suoi abiti!
Cosa ami della moda italiana e dei “nostri” grandi stilisti?Degli stilisti italiani amo soprattutto l'eleganza, la sofisticatezza e l'unicità.
Quando sei in giro per il mondo cosa ti manca di più di Trinidad y Tobago? Cosa, invece, porterai con te a casa dell’Italia, dopo questa breve ma intensa trasferta?Di Tobago mi manca il
sunday lunch, un vero banchetto di delizie per trascorrere in compagnia di amici e parenti momenti sereni.
Dall'Italia porterò con me il vostro calore e il vostro sorriso. Adoro l'eleganza degli italiani.

Vuoi dare un consiglio a tutti i giovani lettori di MRS che vorrebbero intraprendere la tua stessa carriera? Se potessi dare un consiglio ai giovani stilisti che vogliono intraprendere la mia carriera direi loro che il business della moda è molto complesso e competitivo, vale la pena affrontare questo settore solo se si è sicuri di aver talento. Comunque, se crederete davvero nei vostri sogni, prima o poi si avvereranno, esattamente come è successo a me!
E per concludere, ci regaleresti una frase o una citazione per te significativa?Una frase che mi rappresenta molto… Non si può insegnare ai pesci a nuotare, così come non si può insegnare a un designer a disegnare. E’ una dote innata!