Ho aperto
"Donne con la valigia" il 6 gennaio 2008, ma il blog-zine è cresciuto in fretta e ha subito aggregato un’intera community di viaggiatrici e di donne (e non solo) che vivono in giro per il mondo. Come fotoreporter e giornalista di esteri con una lunga esperienza sui periodici “cartacei” per me questa ha rappresentato una sfida e un'avventura emozionante: il web 2.0 con i suoi blog prima, le community, e i social network oggi, ma soprattutto con l’interattività, ha rivoluzionato il mondo stesso della comunicazione. Oggi le mie fotografie sono in mostra nelle gallerie, pubblicate sui giornali, ma anche e soprattutto condivise sul web...
Cosa rappresenta il blog ai fini dei tuoi innumerevoli viaggi?
"Donne con la valigia" è già un vero e proprio viaggio a 360 gradi in formato digitale, una porta aperta sul mondo, sulle sue contaminazioni, con un occhio attento all'accuratezza dei contenuti. E forse proprio questa è stata la chiave del successo che ha aggregato tante persone in rete e che ora si ritrovano sulla pagina facebook di Donne con la valigia.
Come cambia il concetto di viaggio nell’era del 2.0?
Oggi come ieri si viaggia in molti modi, fisici e mentali, in questo caso connettendosi sul web: la nostra
rete di "amiche di valigia", per esempio, si estende dall’Argentina ad Hong Kong, passando per il Nord Europa, il Brasile o l’India. L’interazione, i commenti e la possibilità di condivisione delle esperienze, rende questo indirizzo virtuale un luogo accogliente, un vero salotto moderno dove scambiarsi esperienze, immagini, indirizzi in puro stile 2.0.
Il viaggio che ti è rimasto maggiormente nel cuore?
Tutti quelli legati al mio progetto fotografico
"Mappe Urbane Personali" (MUP), che prima ancora di essere selezionato per una serie di importanti mostre in Italia e all'estero, è stato “pingato”, geolocalizzato e condiviso dall’intera community. Un modo alternativo ma ugualmente coinvolgente di viaggiare, no?
A chi volesse aprire un blog: quali consigli daresti?
Avere qualcosa da dire, mi sembra un presupposto indispensabile. Poi scegliere una linea, un nome, uno stile riconoscibile. Infine, impegnarsi con chi ci legge a postare con regolarità e competenza".
Il tuo blog ha un taglio tutto al femminile. Il viaggiare è diverso per una donna o un uomo?
Come percepiscono diversamente ciò che vedono e vivono?
Forse è diversa la percezione che abbiamo delle cose e dei luoghi: aver adottato un’ottica personale e quindi, nel mio caso, al femminile, con cui leggere il mondo, e dichiararlo sin dal titolo credo che sia stato solo positivo. Il riscontro in fondo l’ho avuto dagli stessi lettori: gli utenti uomini che apprezzano e seguono costantemente gli aggiornamenti sono quasi il 50 per cento e sono curiosi proprio di "vedere" il mondo con uno sguardo al femminile.
E dopo il blog il libro. Come hai fatto questo salto?
Direi che è stato solo uno sviluppo ulteriore: il
"libretto rosa" di Donne con la valigia (Astraea edizioni), curatissimo nel packaging, con elastico da taccuino da viaggio, illustrazioni, mantra e checklist, è ancora un'altro modo di guardare all'arte del viaggio.
Venendo a te: come ti descriveresti in poche parole?
Sono una persona curiosa e attenta agli altri e al mondo che mi circonda. Come molti, per anni mi sono spostata per lavoro, tanto che amici e colleghi hanno finito per chiamarmi "la donna con la valigia". Agli inizi viaggiavo come antropologa, poi come fotoreporter di esteri. Muovendomi spesso da sola, va da sé che imparare a "viaggiare light" è stata una necessità, prima ancora che una filosofia di vita.
Cosa rappresenta per te viaggiare?
E' una vita particolare, che ha i suoi vantaggi e i suoi lati negativi. L'importante, a mio avviso, è averla scelta, e non subirla. Altrimenti può diventare un'esistenza pesantissima. Non dimentichiamoci che conciliare viaggi e famiglia (oltre a lavoro e casa) è sempre complicato, e per una donna lo è ancora di più. E poi bisogna fare i conti anche con dei momenti di solitudine, lontane da casa, anche se ormai si è sempre più "connesse" online. Questi momenti io, per esempio, cerco di trasformarli in occasioni di maggior contatto con me stessa e di osservazione più attenta degli altri.
Un progetto per il futuro?
Oltre alle mostre fotografiche in giro per il mondo? Sto editando dei libri fotografici con la
MUP Press, i coloratissimi CITYBOOKS del mio progetto Urban Colors Collection, di cui potete leggere su
www.marinamisiti.com. Saranno ordinabili e stampabili direttamente online, ma curatissimi come un qualsiasi altro photobook. Insomma, continuerò a sperimentare...