Lo chiamano “Divorzio lampo” anche se forse sarebbe più appropriato appellare quello italiano “La storia infinita”. Eh sì, perché la vita va così: ci si sposa credendo ci possa essere un “finché morte non ci separi” e poi ci si rende conto di aver fatto un errore madornale. E quindi che fare? In Italia l'iter è delirante e questo vale per la separazione consensuale, figuriamoci poi nell'alternativa peggiore, con ovvi scombussolamenti psicologici per i due futuri ex coniugi, per i loro eventuali nuovi compagni e per i figli.
E se ci fosse la possibilità di accorciare i tempi e anche la sofferenza?
Negli ultimi cinque anni
oltre ottomila coppie hanno aggirato le leggi italiane per raggiungere la sentenza di divorzio,
preferendo l'estero. Perché? In molti Paesi Europei bastano sei mesi per ottenere un divorzio. Questo fatto è bastato a creare un vero e proprio boom turistico, soprannominato “divorzile”. In Italia il procedimento infatti è ben diverso: minimo quattro anni se consensuale, che si possono allungare se uno dei due coniugi (o entrambi) latitano sperando che un lampo dal cielo li illumini, fino ad arrivare a tredici se i coniugi non sono d'accordo e finiscono davanti ad un tribunale. In Europa solamente in Italia, Malta, Polonia e Irlanda del Nord esiste ancora la fase di separazione, antecedente al divorzio vero e proprio, mentre in Francia, Inghilterra, Spagna, Romania si può ottenere il divorzio in maniera immediata (circa 6 mesi) e anche con spese legali ridotte, neanche a farlo apposta.
In Portogallo addirittura è possibile divorziare online: basta collegarsi a
divorcionahora.come in 20 minuti, senza pagare nulla, si può mettere fine al matrimonio (purché di comune accordo, senza figli e comunione di beni). Forse questo è estremismo puro e non lascia nemmeno il tempo ad una riflessione approfondita e intimistica dell'atto che si sta per compiere, ma è senza dubbio un segnale forte per tutti quei Paesi dove invece il procedimento è lungo e tormentato.
Ma come si fa esattamente a divorziare seguendo la scorciatoia sopracitata?
É sufficiente essere stabilmente residenti nel Paese dove si fa la richiesta: i due coniugi dovranno prendere in affitto un appartamento all'estero dove porteranno la propria residenza e sei mesi dopo potranno finalmente fare istanza di divorzio e ritornare felicemente divorziati in Italia, dove lo stato civile italiano trascriverà semplicemente la sentenza di divorzio, previa traduzione.
Cosa dimostra tutto ciò (a parte ovviamente evidenti frodi processuali)? Che gli italiani sono contrariati della lentezza pachidermica della burocrazia che diventa insopportabile e non più tollerabile e che ci si aspetta un adeguamento dell'ordinamento giuridico alle esigenze manifestate dalla società.
E allora buon divorzio!